Castagne e vin novo

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E anche quest’anno abbiamo raccolto un po’ delle nostre castagne.

Di quelle piccole e saporite che ci portava mio nonno quando veniva a trovarci col motorino, per Sant’Andrea. Castagne, arance e carne da spezzatino. Anni sessanta: regali poveri, regali utili.

Castagne così piccole da essere uscite dal mercato, come certe noci e mele.

E chi la sa più la differenza fra castagne e marroni? O fra i marroni del Monfenera e quelli di Combai?

“Gira massa schei!”, direbbe sicuramente Carlo.

Castagno, albero generoso. Garanzia di sopravvivenza per chi, nei secoli, se l’è portato appresso assieme ai rastrelli e alle pecore dalla Persia fino al vallo di Adriano.

Fiori da miele e frutti da consumare arrostiti o bolliti, o da seccare per avere farina là dove il frumento non cresce.

Fusti larghi per i mobili, dritti e lunghi per il tetto di casa, o più sottili per tendere i cavi delle viti e quelli del telefono. O ancora più sottili per legarci le piante dell’orto o per affumicare la carne.

Perché, nelle mani giuste, del castagno si usa tutto (vero Mario?). Compresa la corteccia, ricca dei tannini che fino a qualche decennio fa servivano per conciare la pelle delle scarpe e delle cinture.

Poi, il boom economico è arrivato anche in questa terra di regali utili.

Abbiamo dato ospitalità a decine di concerie chimiche in cambio di centinaia di nuovi posti di lavoro e dell’inquinamento dell’aria e delle falde di mezzo Veneto, che continua a bere acqua che sgorga da bottiglie di plastica come fosse normale.

I castagneti esposti a sud li abbiamo venduti a chi ne ha saputo fare vigneti e noi ci siamo camuffati da siòri, ma è ancora facilissimo riconoscerci: villetta con telecamere perimetrali, quadri d’autore comprati in tivù e italiano ostentato, ma pur sempre privo di dòpie.

E’ triste provare vergogna del proprio passato. Andare alla sagra di paese e leggere crema di mais invece di polenta, o pork rack invece di costicine. Oppure scegliere “castagne e vin novo” e vedersi arrivare un vassoio di enormi marroni spagnoli accompagnati da un novello col nome in francese.

Me ne farò una ragione, cercherò di convincermi che anche questa è una voce di spesa inevitabile, oramai scritta da tempo nel libro mastro del nostro progresso.

Lucio Montecchio