Il “Survivor Tree”

Debi and Mark 3

Non vi nascondo che quando Stefania propose di invitare al nostro convegno Mark Bays ho avuto alcune riserve: i costi organizzativi lievitavano solo a pensarci, con nessuna garanzia di rientro dalle quote e dagli sponsor.
Però oramai eravamo in ballo, l’esempio che ci avrebbe portato rientrava pienamente nella tematica e fermarsi non avrebbe avuto alcun senso.

E poi Mark ha preso posto, sorriso a Debi, sistemato il microfono e iniziato a raccontarci dell’attentato di Oklahoma City come fosse successo ieri: 840 fra morti e feriti, carri funebri, ambulanze, incendi e macerie sotto le quali si nascondeva un alberello superstite.

Un olmo né bello, né brutto. Un albero del quale prendersi cura per essere reso a una comunità ancora stordita, in cerca di un centro di gravità e di un esempio dal quale imparare i tempi lunghi della guarigione di mille ferite invisibili.
Poi Mark ha chiesto di abbassare le luci e ha proiettato questo breve video senza aggiungere altro. Guardatelo fino in fondo: al termine, tutti noi avevamo gli occhi lucidi.

Si, ne valeva la pena. Eccome se valeva la pena averti con noi, Mark.

Grazie.

Lucio Montecchio

One thought on “Il “Survivor Tree””

  1. Come quello scoiattolo mi sono arrampicato sui rami per tornare alla memoria delle vittime a stare accanto al quella malinconica di coloro che grazie all’albero hanno un concreto punto di riferimento per ricordarle.

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