Ghiri buongustai e cani curiosi

I veri specialisti della diffusione su lunga distanza delle querce sono uccelli col becco grande e tozzo. Còrvidi come la cornacchia, la gazza e la ghiandaia: Garrulus glandarius, un nome che ne racchiude lo stretto legame di simbiosi.

Poi ho letto un dato interessante: nella ghianda, i tannini (decisamente amari) sono concentrati attorno embrionale, cioè nell’estremità appuntita dalla quale germoglierà la piantina.

Se fosse vero, ho pensato, i roditori dovrebbero preferire la parte opposta, più dolce, lasciando all’embrione una speranza di successo.

Ho tagliato in due alcune ghiande ed effettivamente la parte sotto la cupola è decisamente più dolce, quasi gradevole. D’altra parte, noi stessi abbiamo mangiato ghiande per secoli, prima di scoprire e diffondere il castagno.

E allora venti giorni fa sono andato nel querceto qui vicino in cerca di tane di ghiro.

Per me è facile: è sufficiente piegarsi, far finta di annusare con interesse un buco e chiedere a Meg “cerca”. Lei trova qualsiasi cosa sia anomala.

Risultato: nelle tane molte ghiande erano mangiate interamente, ma alcune erano rosicchiate per meno della metà, e tutte dalla parte opposta all’embrione.

Ne ho raccolte una ventina, messe su un foglio di carta bagnata e aspettato fino al sabato successivo, osservando con stupore la fuoriuscita della radichetta e, poco dopo, delle prime foglioline.

Anche i roditori, perciò, contribuiscono alla diffusione delle querce.

Lucio Montecchio

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