Driomìo!

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Incontrarci per visitare una foresta vergine o un bosco sconosciuto al turismo, è un lusso che io e altri tre amici ci concediamo da qualche anno, sempre in giugno.

Con un anno d’anticipo sappiamo in quale Paese ci si vedrà, con un mese d’anticipo la data e il luogo del ritrovo e tutto il resto ha il sapore della sorpresa, perché chi dei quattro organizza l’incontro cerca di superare ogni aspettativa.

Ci divertiamo come dei ragazzini, lo ammetto.

E così, dopo una giornata di cammino in una faggeta antica, di quelle dove ti aspetti di veder saltare fuori da un momento all’altro Puck, all’ora di cena di qualche mese fa ci siamo abbondantemente rifocillati in attesa che venisse a prenderci … un tale.

Altro non sapevamo, e chiedere, in questi casi, è del tutto inutile.

Ed ecco arrivare Davor e il suo fucile sovrapposto che sarebbero stati, rispettivamente, la nostra guida e il custode della nostra incolumità.

Dopo una decina di chilometri in un fuoristrada coi fari quasi sempre spenti, arriva l’unico ordine, imperativo e categorico: “Da adesso in poi non fate nessun rumore e nessun odore” (si riferiva alle sigarette).

Facciamo un po’ di strada a piedi con lui davanti e finalmente ci arrampichiamo dentro a una vecchia altàna che viene usata per i censimenti faunistici.
“Ecco, stanotte vedrete gli orsi da molto, molto vicino”, ci sussurra il nostro amico con un sorriso soddisfatto.

Passa un’ora, e niente. Passa un’altra ora, e men che meno. E così, infreddolito e inumidito, con in mente un po’ degli orsi che ho avuto la fortuna di vedere in passato, mi abbiocco con la testa appoggiata alla parete foderata di pezzi di moquette finché mi sveglia uno squittìo.
Apro gli occhi, cerco di capire, ma non vedo nulla.

Contravvenendo agli ordini di Davor accendo lo schermo del telefonino e vedo … vedo questa faccina qui, quella della foto.
Un driòmio! Probabilmente curioso di sapere chi gli stava guastando la nottata. Ecco, questo non l’avevo mai visto, neppure da lontano.

Verso le tre, dopo un gruppo di cinghiali passato per rotolarsi nel fango, una gran fuga suina e un silenzio impressionante, sono arrivati gli orsi. Dapprima uno, in avanscoperta, poi altri due a una decina di metri da noi.

Però la sorpresa di quella sera è stato la visita di questo piccolo roditore, schivo e curioso.

Ragazzi, quanto manca a giugno?

Lucio Montecchio