La biodiversità

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Preg.mo Arch. xxx,

so bene che pronunciare “natura” e “biodiversità” ben dispone chi subisce questi webinar veloci, come il suo di pochi giorni fa, però la biodiversità ha ben poco a che vedere con dei pallini verdi su una mappa.

Aumentando il numero di piante lei aumenta il numero di piante. Tutto qui. Non crea né “natura” né “diversità biologica”, come nessuno di noi. Nella migliore delle ipotesi, crea delle opportunità perché questo possa avvenire.

E non c’è niente di male: a me va benissimo se lei semina o pianta, anche se non sono alberi. E non le nascondo che la sua visione di parco mi piace molto.

Però se un parco diventasse più naturale o ricco di diversità biologica per il solo fatto che lei ci aggiunge cinque specie in poche ore, questo lavoro potrebbe farlo un contabile e il mio amico Roberto potrebbe candidare il suo vivaio a patrimonio dell’Unesco domattina.

Come sa, la convivenza fra specie attraversa da parte a parte il concetto di caos e quello di competizione per il cibo e per lo spazio. Alcune soccombono (a meno che lei non bari, aiutando le sue magnolie col concime e togliendo forza ai tigli vicini a colpi di motosega), altre scoprono nuove sinergie impreviste, altre ancora cedono a mille compromessi pur di restar vive.

Quel che vediamo noi è il fotogramma di un film di guerra, che invece confondiamo con una tregua immobile.

La natura è più sostanza, che forma. Mi ricorda il principio collaudato dai signori Harley e Davidson: “quel che manca non pesa, non costa e non si rompe”. Se quel suo parco fosse naturalmente adeguato alla magnolia, la magnolia ci sarebbe già arrivata da sola, non crede? Il fatto che lì attorno lei non riesca a trovare magnolie nate da seme la dice lunga sul peso, sul costo e sulla fragilità ecologica di quella specie in quel luogo, che è ben diverso da dove la magnolia vive e si riproduce in natura.

Col passare del tempo, spesso quella sostanza diventa armonia. Come in una bella canzone, quella che le piace di più, faccia lei, perché comunque non importa quante singole note contiene, ma la loro combinazione in suoni, ritmo, armonie, accordi, guizzi protagonisti e tante, tante impercettibili pause. Si, ci vuole spazio perché una pianta riesca a prendere la rincorsa per un buon assolo (e ci vuole anche il coraggio di darglielo, quello spazio).

Ecco, non tolga e non aggiunga piante dissonanti solo per rincorrere dei numeri. Piuttosto, quel parco lo arricchisca di nuove specie pronte a trovare un loro spazio.

Usare quelle parole preziose per il solo fatto che va di moda non è obbligatorio.

Cordialità vivissime,

Lucio Montecchio

2 thoughts on “La biodiversità”

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