Ciliegie

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“Two lovely cherries on one stem”.

A Midsummer Night’s Dream, W. Shakespeare

Il ciliegio è una pianta furba, perché nasconde ogni singolo seme dentro a un frutto bello, rosso, tondo, fragrante e sensuale.

Sul mio ciliegio i merli ci litigano, per le ciliegie, le ghiandaie invece se le rubano con tanto di picciolo e ogni tanto ne perdono qualcuna in volo, ad esempio sul tetto della macchina che parcheggio quaranta metri più su.

Mi piace pensare che sia perchè, finché volano goffe verso chissaddove, gli tirano una leccatina, socchiudono gli occhi e si distraggono quell’attimo che basta per perdere il controllo.

Le poche che riesco a raccogliere me le assaporo con calma e pudore sotto al portico, possibilmente con un bianco fresco-il-giusto e con una musichina delicata che viene dal blututt.

Me le godo proprio, ecco.

Perché, vedete, la ciliegia non è per tutti: richiede un suo rituale. E’ lei a comandare, mica tu.

La cerimonia, poi, comprende il naturale spargimento aerodinamico del nocciolo affinché anche l’albero, madre e padre, abbia la sua meritata soddisfazione e un buon motivo per farne ancora l’anno venturo.

Io, sulla proiezione del nocciolo ho un record personale di 420 centimetri.

Non un granché, lo so. Oramai credo che non ci siano altri margini di miglioramento, ma notate che l’operazione avviene a parecchi metri dall’albero e quindi, per quanto poco, la mia parte la faccio. Al resto, appunto, ci pensa la ghiandaia e, credo, qualche cornacchia.

Quello che invece non avevo mai pensato si potesse fare è il consumo rozzo e compulsivo, della ciliegia.

Presa così, nella versione “pietà l’è morta”, senza degnarla neanche di uno sguardo direttamente dal cestino di plastica del fruttivendolo, annuendo distrattamente a chi vicino a te sta parlando di cose parecchio serie per poi sputarsi addosso il nocciolo. Sulla mano, intendo.

Ecco, tutto questo per suggerire a chi pensava di pubblicizzare la ciliegia locale in quel modo là di cambiare velocemente consulente, che non ci vuole molto per far meglio.

Sotto a un portico con una ciotola di vetro tonda piena di ciliegie e qualche cubetto di ghiaccio, con un bianchino di fianco e una musichina dei Genesis nell’aria sarebbe venuta meglio, e la proiezione dell’osso sul prato vicino avrebbe anche fatto sorridere.

Di politica, invece, lascio parlare chi ne sa più di me.

Lucio Montecchio

 

 

 

 

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