Parole semplici

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“Le parole semplici non sanno ingannare”, scrisse José Saramago.

Parecchi anni fa invitai il dottor Angelo Funes Nova a tenere una lezione sulle complicate e mutevoli relazioni fra l’albero e i suoi condòmini, una moltitudine di organismi diversi che ne governano la salute e l’esistenza stessa attraverso scelte che solo ai nostri occhi sembrano lente.

Fu un discorso ricco e affascinante, durante il quale la mia mente si perse in un viaggio in cui l’albero assumeva gradualmente la definizione di luogo, poi di comunità e infine di ecosistema; una narrazione suggestiva e ricca di spunti nuovi, semplici e di buonsenso. Immaginando un albero-pianeta presi anche molti appunti, che a leggerli ora sembrano dei vagheggiamenti da ambientalista degli anni Settanta.

Al termine chiesi ad Angelo come fosse riuscito a comporre un racconto così fluido e chiaro e, soprattutto, aperto a chiavi di lettura diverse.

Lui fece un sorriso timido e rispose: “imparando a rinunciare”. Rinunciare allo sfoggio di frasi complicate che spesso costringono le parole verso un solo destino, lasciando poco spazio alla riflessione. Secondo me avrebbe aggiunto volentieri “e uscendo dal perimetro della cattedra”.

Sono innumerevoli i rapporti che ci legano all’albero, allegoria dell’ambiente ben più ampio del quale facciamo parte e con il quale il nostro originario rapporto di simbiosi sta velocemente mutando in un parassitismo miope.

Sta a noi riorientare le nostre scelte, anche con parole e gesti semplici, di quelli “che non sanno ingannare”.

Lucio Montecchio

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