Sostenibile

Sostenibile, un aggettivo che abbiamo inventato per giustificare l’utilità di scelte che potrebbero essere discutibili. Una cosa o un’azione può esserlo oppure no; i quasi, i forse o gli abbastanza non sono previsti. E qui casca l’asino, purtroppo, perché siccome per un sì o per un no servono numeri e non opinioni, il concetto di sostenibilità passa velocemente dalla sfera morale a quella contabile.

In agricoltura abbiamo iniziato a usare sostenibile con una certa leggerezza già una cinquantina d’anni fa, quando sui pomodori ci spruzzavamo prodotti a base di mercurio per rendere possibili grandi produzioni a costi ridicoli. Poi si è scoperto che di mercurio ci si moriva, ma dal cilindro magico della sostenibilità è prontamente uscito il magico Benomyl. Poi si è scoperto che una quota significativa dei figli di chi lo usava nasceva ipovedente o cieco. Per strade diverse, ma nello stesso settore, in quel periodo è arrivata quella cosa che veniva chiamata inizialmente guerra biologica, abbastanza efficace contro un nemico non tanto delle piante di pomodoro, che quelle mica morivano, ma della produzione di pomodori da mettere sul mercato. Un nemico nostro, insomma. Guerra però suonava male, e siamo passati a lotta e poi a controllo (più pacifista), fino ad arrivare a coltivazione organica, che in italiano non significa nulla ma proprio nulla, ma che suona tanto ma tanto bene. Tutte produzioni sostenibili, certificate o autocertificate, frutto di una buona gestione dell’ecosistema agrario che poi non ho ancora capito come si possano sposare queste due nobili parole nelle nostre monocolture: sistema agrario sarebbe più onesto e non ci sarebbe davvero motivo di vergognarsene (ma, oltre a sostenibile, noi siamo abituati a usare a vanvera sia bio- sia eco-).

Ed eccoci qui, ai biscotti col bollino di sostenibilità che ho di fronte, prodotti da mani adulte e consenzienti, coltivazioni organiche, ecocompatibili e senza olio di palma. Che io, sinceramente, non sapevo neppure cosa fosse quest’olio di palma, prima che qualcuno me ne parlasse associandone la produzione a devastazioni ambientali indecenti, ma certamente sostenibili agli occhi di chi le autorizza e di chi le mette in atto, pronti col solito ricatto dei posti di lavoro oramai creati e che andrebbero irrimediabilmente persi a scapito non solo dei singoli lavoratori, ma di intere famiglie e comunità.

Però questi biscottini bicolori sono buoni, dai. Sono profumati, friabili, saporiti e il loro costo (ambientale ed economico, ma non ci vedo una grande differenza) è sostenibile. Se il negozio fosse a 50 chilometri e dovessi andarci appositamente con una Lamborghini, il bilancio della sostenibilità probabilmente sarebbe negativo.

Anzi no, se avessi una Lamborghini probabilmente riterrei questo costo sostenibile e dormirei serenamente. Punti di vista, opinioni, che col concetto di sostenibilità non hanno nessuna affinità.

Siccome la Lamborghini non ce l’ho (ma dentro a una Huracan rossa mi ci vedrei, sia chiaro), per rendere sostenibile l’acquisto di un pacchetto di questi biscotti guido per tre chilometri e già che ci sono prendo anche dell’uva cilena che mi dicono essere sostenibile e della carta igienica che per arrivare fin qui si è fatta due giorni di camion. Gli acquisti multipli ed eterogenei li faccio per una questione di economia di scala, sennò ogni singolo prodotto mi costerebbe troppo, ma questo giochino mi è possibile solo se vado in un supermercato di quelli grandi e senza finestre che pompano aria calda o fresca di continuo e con un bel parcheggio di cemento considerato sostenibile perché il gruppo proprietario, in cambio dell’autorizzazione alla costruzione, ha piantato un po’ d’alberi in un praticello lì vicino dove non ci ho mai visto nessuno, per il semplice fatto che lì vicino non ci abita nessuno.

Mi sono infilato in una storia senza fine, lo so, e i post devono essere brevi.

Io volevo parlare di torrenti lastricati, di paesi costruiti proprio là dove l’acqua è pronta a traboccare da fiumi strizzati all’inverosimile dentro a due fianchi stretti stretti, di autostrade inutili, di parcheggi impermeabili fatti in cambio di quattro alberelli stitici e di gloriose pompe idrovore sulle quali, in queste pianure bonificate, si basa buona parte del nostro concetto di sostenibilità ambientale. Poi, maledetto il cambiamento climatico, succede che in dicembre nevica, piove, salta la corrente, le pompe si spengono e il giocattolo della sostenibilità si rompe.

Biscottino?

Lucio Montecchio

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.