Avantisempre

Giovedì sera credo di essere morto, per la terza volta. È durato poco, non so, forse tre minuti.

La prima volta è successo una decina d’anni fa: mi sono svegliato steso sul pavimento del bagno con Meg che mi leccava la faccia e Monica che piangeva e mi sollevava le gambe. Dice che diventano bianche e fredde e dure e pesanti come la roccia. In un paio di camomille e di ore mi riprendo.

Tempo fa lo raccontai a un gruppo di amici su un barcone da sgombri sul quale avevo scelto di girare nudo, nudo con me stesso. Fabio “Fotocopie” quasi mi implorò di andare a farmi vedere, perché c’era sicuramente qualcosa che non andava.

Non ne avevo e non ne ho voglia.

Ho avuto così tanto dalla vita che se mi mettessi a fare l’elenco mi stancherei prima di finire.

Ho girato il mondo, attraversato mille boschi, cenato e dormito nei posti più belli e in quelli più brutti; ho avuto l’autista a disposizione che dormiva in macchina in attesa di un mio cenno e ho camminato per chilometri sotto la pioggia nell’inverno svedese. Ho rischiato di morir di freddo in un bivacco da qualche parte verso la Svizzera che non ricordo neanche dove fosse. Pochi mesi dopo Walter mi ha salvato la vita con un cordino da otto su una cascata ghiacciata. Durante una discesa in grotta mi si è aperto il discensore, mi sono sospeso con una mano sulla corda viscida e ce l’ho fatta lo stesso (ma erano altri tempi e altro fisico).

Ho visto l’alba sul Sahara e il giorno di notte in Islanda, scoperto specie mai viste prima, parlato a platee internazionali. Ho stretto mani importanti ma mi manca ancora Mick Jagger (una volta un ministro straniero mi ha rimproverato perché mi sono presentato in Parlamento con un pile blu).

Ho vissuto alla velocità della luce sorridendo; ho fatto buon viso a cattivo gioco tenendo in tasca i classici sinquescheidemona come si usa da queste parti; ho fatto sacrifici anche grandi che sono sempre, sempre stati ricompensati; quando mi sono fermato non ho mai provato nessun giovamento.

Ho ascoltato e letto canzoni e parole meravigliose.

Ho avuto maestri importanti, pochi ma fondamentali. Me ne viene in mente solo uno.

Ho conosciuto persone speciali. Monica, che se non fosse per lei chissà dove sarei adesso e mio padre, col quale a vent’anni ho stretto un accordo generazionale che spero di aver onorato.

Mi sono divertito un sacco. Quasi ogni cosa vi possa venire in mente l’ho fatta. Ho fatto anche scelte importanti, ad esempio di non fare scelte.

Ho visto alcuni miei studenti diventare più bravi di me e ho gioito, perché è questo il patto generazionale.

Ho visto morire amici di sangue e ho pianto di nascosto, a fiotti; poi ho scelto di non vergognarmene più.

E poi ho comprato il bosco che ho davanti agli occhi, che osservo da questa finestra o dal terrazzo e che cammino con discrezione perché io ci ho solo messo i soldi, ma lui c’era già.

Resta inteso che conto di vivere altri 57 anni.

Buon Compleanno, Renzo

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Lucio Montecchio

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