E’ Primaveeraaaa

Stamattina è andata così, e perciò rilancio “Boschi fluviali”, tratto da Germogli (e spero che la Cleup mi perdoni).

Boschi fluviali

Pellice, Dora Baltea, Doria Riparia, Sesia, Ticino, …

A nove anni recitavo a memoria gli affluenti del Po di sinistra e poi quelli di destra, in bell’ordine.

Saperli era un obbligo, così com’era doveroso balzare in piedi all’ingresso del Maestro Ferro e recitare con lui il Padrenostro.

Con tutte quelle erre, Doria Riparia mi faceva ridere. Taro era gradevole, anche Oglio non era male.

Sono nato lungo un fiume, vissuto lungo un altro fiume e la prima cosa che vedo ogni mattina è un fiume ancora diverso, “Sacro alla Patria”.

Se ci nasci, un fiume è parte di te, vivi e soffri con lui.

Scopri quanto questo ecosistema che attraversi frettolosamente tutti i giorni, che parte sottile e veloce e termina largo e lento, possa essere vario. Di metro in metro e di giorno in giorno. Per chilometri e per anni.

Il fiume della mia infanzia è fatto di pioppi e salici sotto ai quali far festa il giorno di San Marco, di macchie impenetrabili di canavèra dalla quale ricavare canne da pesca rudimentali, di rovo inespugnabile che dà rifugio ai fagiani scampati alla stagione di caccia, di topinambur ed erbe varie che le nostre mamme ci hanno insegnato quando raccogliere e come cuocere.

Ogni tanto ci torno, su questo mio fiume d’infanzia.

Parcheggio nel solito posto e cammino fino alla piazzola che si è attrezzato il pescatore che ogni tanto scorgo con la coda dell’occhio passando veloce, per andare a salutare mia madre.

Se l’erba non è bagnata mi siedo un po’ più in alto sotto al pruno storto, a riassaporare profumi di cinquanta anni fa e a riflettere su cose più moderne.

Quando sono a casa, invece, sul fiume ci vengo tutte le mattine un po’ prima dell’alba.

A volte l’insonnia e la pigrizia mi autorizzerebbero a procrastinare, ma Meg non ne vuol sapere perché c’è da far corse avanti-indietro, svegliare le gallinelle e rompere le balle alle garzette e agli aironi che dormono in quella posa ridicola.

Passeggio, ascolto, mi fermo a osservare.

Credo che il merlo di stamattina stesse esplorando l’edera abbarbicata sui resti del ponticello di ferro in previsione di metter su famiglia o, forse, anche lui era semplicemente curioso.

…, Secchia, Panaro, Maira, Enza.

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Lucio Montecchio

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