Lumache

La nonna di Galdìno raccontava che Brenta e Piave erano sacri alla Patria da molto, molto prima di esserlo. E che non bisognava mai approfittarne, perché loro sapevano.

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Mutilati a colpi di ruspa per cavargli la ghiaia e la sabbia da dentro la pancia e riempirla di frigoriferi, copertoni e fogna varia, ogni tanto loro s’incazzavano, uscivano dagli argini e i giornalisti urlavano “global warming!”.

E così loro s’incazzavano ancora di più e lavavano via un po’ di case e strade.

Anche Luigi il fruttivendolo, si incazzava.

Perché lui da bambino ci andava a nuotare, nel Piave, finché sua madre metteva a mollo i rami di salice per farne delle ceste.

È che oramai anche i Mesopotami si erano assuefatti all’uovo subito e alle Maldive a rate.

Agli oroscopi sui bigliettini dei biscotti, ai panini camminando, al ‘costa meno prenderne uno di nuovo’, al mais sterile, ai filtri per l’acqua del rubinetto, al riso senza lattosio, alla birra senza schiuma e alla bava di lumaca, quella che fa andar piano anche i segni dell’età.

Qualcuno dice che furono le lumache, a diffondere il virus del 2020.

Ma io non ci credo.

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Lucio Montecchio

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