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Game over

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Però io ve l’avevo detto che non c’era più tempo.

Ci avevano provato in mille modi a farcelo capire, anche scendendo a compromessi discutibili.

E noi niente, a tagliare per il gusto di tagliare, a piantarli dove non volevano, ad avvelenarli per un po’ di mele in più, ad ammazzare quelli che pretendevano di spostarsi troppo.

Non dite che non lo sapevamo …

Lo sapevamo da quando abbiamo deciso di tagliare più alberi di quelli che crescevano.

Ne abbiamo uccisi milioni per far spazio alla soia ogm, alle piste da sci, alla palma da olio e a quell’autostrada inutile.

Lo sapevamo da quando abbiamo iniziato a violare le tombe dei loro antenati per farne gomme invernali, scarpe da tennis, moplen e bambole gonfiabili.

A comprare zucchine avvolte nel domopak e a sprecare la carta perché “tanto, si ricicla”.

Abbiamo riempito di diserbante i fossi, le tartarughe e l’acqua del rubinetto. Avvelenato le farfalle e le api. Le api!

E così, il bosco ha chiamato questa interminabile pioggia per un fuoco di copertura, per impedirci di accendere decespugliatori e motoseghe.

Eccoli qui, li ho fotografati di nascosto: sono Aceri, fanteria d’assalto. Un Battaglione San Marco perfettamente mimetizzato fra l’erba.

Tutti su col periscopio ad osservare le nostre debolezze, ad aspettare il momento buono per dare il via a una guerra chimica globale, epocale.

Sarà un’enorme nuvola trasparente, un prolungato rigùrgito di anidride carbonica. Peggio del fosgene sul San Michele.

Lo sentite già questo pizzicore al naso?

Ammazziamoli tutti, subito, o sarà troppo tardi !!!

Gino, vai col glifosate!

Lucio Montecchio

Umarells

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Una vita del tutto normale. Una moglie innamorata, una figlia brava a scuola, la casa di proprietà, l’abbonamento a teatro e un lavoro da maestro con lo stipendio sicuro. Non un granché, ma sicuro.

Uguali e prevedibili, le giornate di Francesco si sgranano dentro ai confini del profilo da Umarell che si è scelto ormai da tempo, fatto di buongiorno-buonasera, sorrisi rituali e libri comprati on-line, da appoggiare vicino al divano per la domenica.

Scuole chiuse, oggi. E’ martedì grasso e anche i suoi ragazzi saranno protagonisti della sfilata di carri programmata in dettaglio fin dall’estate scorsa.

Il tema è prevedibilmente ambientale: “#Endangered”.

E’ per avere più follower su twitter, gli avevano detto i ragazzi della pro loco.

Apre il corteo un furgone giallo che manda Iko Iko a tutto volume.

A seguire, i carri delle diverse contrade.

Il primo è un cavallo di troia fatto ad elefante e ripieno di bambini vestiti da zebra. Di tanto in tanto, la proboscide spara una cascata di coriandoli verdi di plastica metallizzata.

Segue un orso polare cavalcato da una Inuit bellissima che brandeggia una bandiera bianca e lancia coriandoli rossi.

E poi rinoceronti, balenottere, pappagalli e altri animali esotici visti solo in tivù.

Metafore banali, arche di Noè moderne, Sign O’ The Times, pensa Francesco.

Ma perché non c’hanno messo un pipistrello, un tordo, un ramarro?

Oppure una di quelle tartarughe di terra che da bambini tenevamo nell’orto legate a uno spago finché la nonna non se ne accorgeva?

E le lucciole, da quante estati sono scomparse le lucciole?

Quanti animali dei nostri fossi sono spariti, finché disegnavamo panda?

Francesco lancia distrattamente il mozzicone verso l’ippocastano lì sotto, quello solito, quello che ad ogni primavera festeggia le api e poi esplode una cascata di coriandoli bianchi.

Chissà da quale parte della memoria riemerge Eraclito, ma ora il significato di “Quello che fai è ciò che diventi” gli risuona chiarissimo.

Domani spiego ai ragazzi come funziona un alveare. Anzi, ne facciamo uno assieme!

Lucio Montecchio

Ferrara, 8 febbraio 19