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Caro Gesù Bambino

babbonatale

 

Caro Gesù Bambino,

è da una cinquantina d’anni che non ci sentiamo, eh?

Si, tutto bene, grazie: barcollo ma non mollo.

E tu? Certo che a nascere e ricominciare daccapo ogni anno mi ricordi quell’ulivo millenario lì fuori dalla grotta.

Bene, bando ai convenevoli. Vorrei approfittare di questa lettera di buon compleanno per chiederti un favore anch’io. Se non ti crea disturbo. Sai che ho sempre cercato di cavarmela e non ti ho mai scomodato, però Babbo Natale finge di non capire il problema. Non fa che borbottare e stare appeso lì di fronte, sul davanzale del vicino. Sarà l’età, ma da quando indossa i colori di quella bibita e porta regali col nome in inglese, non ha più voglia di andare contro le regole del consumismo.

Ti scrivo anche a nome dei dodicimila abeti che stanno entrando nelle nostre case per essere ridicolizzati da pennacchi, neve finta, lucette, cioccolatini e palline.

Vedi, molti di loro sono cresciuti nel nordeuropa in quel freddo che gli piace tanto, ma in poche ore si sono ritrovati prima in un camion e poi di fianco a un termosifone. Pensa che molti hanno già incominciato a ingiallire e a perdere le foglie. Mi sa che alla befana c’arriveranno in pochi …

Si, certo, lo so che sono stati coltivati per questo, che tutti loro portano un cartellino giallo che lo dimostra e che tutto questo crea posti di lavoro, ma non trovi anche tu che abbia poco senso festeggiare la tua nascita sacrificando degli alberi? Al solito, molti li vedremo sporgere dal coperchio del cassonetto dell’umido già il 7 gennaio.

Chi li compera non potrebbe trapiantarli nel giardino e dall’anno prossimo addobbarli lì fuori? Qui non lo fa quasi nessuno, sai, perché dicono che un abete in soggiorno è bello, ma in giardino diventa banale, insufficientemente esotico.

Le poche persone che qualche giorno fa hanno festeggiato coi bambini la Giornata dell’Albero, invece, preferiscono trapiantarli di nascosto nel parco pubblico, che però oramai sta diventando una ridicola pecceta di pianura. Sovralimentati da un clima che con la montagna c’entra poco, sono destinati a morire ben prima del loro tempo, come un’oca da foie gras.

Spero tu condivida almeno in parte la mia preoccupazione e possa spendere con Papà una parola a difesa degli alberi DA natale (ma anche del tacchino da ringraziamento e dell’agnello da pasqua) che, come immaginerai, non capiscono la logica che sta dietro alla loro coltivazione “usa e getta”.

Prova a insistere, dai, che l’altra volta si è dimenticato di dire a Noè di caricare anche piante e semi. Lo sai che è stata solo fortuna …

Grazie per quanto potrai fare.

Ancora buon compleanno.

Un abbraccio ai tuoi.

Lucio