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Vicinanza sociale

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Sono passati più di nove anni, da quando il fiume ha rotto l’argine ed è entrato lentamente nelle nostre case.

Ci siamo dati tutti una mano, in quei venti giorni di allontanamento da casa prima e di pulizie poi. Cantine, seminterrati e piani terra.

Un pomeriggio, nel fare il cumulo di cose da buttare, la signora Laura temporeggiò sulla fotografia fradicia di due bambini al mare.

“Questa la tengo lo stesso, eravamo a Caorle” mi disse, spiegandomi che erano lei e il suo gemello, che negli anni sessanta era andato in cerca di lavoro a Cinisello Balsamo.

“Siamo cresciuti assieme e siamo ancora molti legati, sa? Come quei due tigli. Ora è in pensione e potrebbe tornare, ma preferisce rimanere là con la moglie, i figli e i nipotini. È un brav’uomo”.

Da allora ci siamo incontrati spesso, io con Meg e lei con Lapo. Chiacchiere di poco conto, ma sempre piacevoli.

Suo fratello è stato ricoverato per dei problemi di cuore il mese scorso, ma non so altro. La chiusura del parco e dell’argine ci ha fatto perdere di vista. Io esco davanti a casa mia e lei davanti a casa sua. Se ci vediamo ci salutiamo da lontano con la mano.

Poco fa ero sul terrazzo e l’ho vista camminare da sola, lenta, fino ai due tigli. Ha tenuto le mani posate a lungo su quello di destra.

Credo fosse un abbraccio.

Lucio Montecchio