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Piselli

Cattura

 

Famiglia aristocratica, quella del signor D’Arvì. Credo piemontese.

Secondogenito, il padre lo voleva prete. A Carlo invece interessavano i funghi, le piante e gli animali. E così, a vent’anni si è imbarcato come mozzo dal porto di Genova verso il Borneo, a riflettere sulle cose della vita e a osservare alberi, liane, uccelli col becco tozzo, tartarughe giganti e tigri.

Cose che aveva già visto nei racconti di Salgari e nei quadri di Ligabue.

Più che altro fu un viaggio dentro sé stesso, che lo fece tornare un bel po’ diverso: sguardo a volte perso nel vuoto, un quaderno sempre in mano, ragionamenti strambi e look hipster, barba compresa.

Ma come fa a disegnare i movimenti delle piante?
Lui solleva la matita dall’albero che si sta ancora muovendo, come in un film d’animazione. La pianta continua a crescere, l’edera la avvolge, ogni tanto cade un ramo e ne spunta un altro, gli uccelli ci fanno il nido e dopo un attimo i giovani volano via. La neve cade e dopo qualche secondo è già estate.

Circospetto, verifica che attorno non ci sia nessuno.

Vede, professore, è la mia mente a disegnare. Quand’ero a Sumatra ho conosciuto la dottrina Hunati e il potere della Caskia.

Caskia! L’albero sacro!

La conosce anche lei?

Per sentito dire ….

Non l’ha mai provata, vero? Oramai ci conosciamo da tempo: vuole favorire?

Mi allunga una fiaschetta d’argento istoriata. Annuso, odore di sciroppo per la tosse.

Si fidi, si fidi, ne faccio uso da cinquant’anni e sono ancora qui.

[ Si, ma ti sei visto? E adesso cosa faccio? Bevo? E dopo? Però quando mi ricapita? ].

Ne verso un bicchierino. E’ un liquore rosso e denso.

Meno! Molto meno! Permette? Faccio io. Sennò si fa un viaggio di tre mesi.

Mi scusi, sono abituato con la grappa.

Ecco, così va bene. Ci vediamo là fuori.

Frastuono, colori, profumi, testa che scoppia. Esco a prendere un po’ d’aria. Stavolta l’ho fatta grossa …

Solo che, fuori dalla porta, la strada non c’è più. C’è un sentiero nel bosco e lui sta passeggiando con un signore magro magro, vestito da parroco.

Le presento il collega Gregorio, questo è il nostro appuntamento del martedì sera. Lui è di Brno e conta piselli.

In che senso?

Nel senso che conta piselli, esclama ridendo e battendogli una pacca scherzosa sulla spalla.

No, dai, seriamente: sta facendo uno studio sulla genetica. Gli piacciono la statistica, i piselli, la birra e l’erba pipa. Le donne un po’ meno. E ridono complici, come due amici di vecchia data.

Quello là in fondo è un pittore olandese. Per venire fin qui succhia il blu dai tubetti del colore. Però lasciamolo solo: non ama molto la confusione.

Chiacchierano camminando lentamente, con le mani dietro la schiena.

Io mi guardo attorno: è un mondo nuovo.

L’erba nasce, fiorisce e secca in pochi secondi. Gli alberi giovani diventano vecchi in pochi minuti e nel frattempo i rami si allungano e si rompono. I fusti ricrescono cambiando mille forme, sempre diverse.

Guardo verso le montagne. Il bosco rovesciato a terra dalla tempesta di ottobre sta crescendo a vista d’occhio. Il seme caduto in sovrabbondanza l’estate scorsa ha già fatto un tappeto di alberelli senza alcun aiuto, i funghi stanno trasformando in humus i tronchi che non sono stati tolti per tempo e il faggio sta prendendo il posto dell’abete quasi ovunque.

Mi giro e li guardo meravigliato, ma loro mi sorridono indicandomi il bosco, che ora è già adulto.

Benvenuto fra gli Hunati, Lucio.

Non preoccuparti, è l’effetto del succo di Caskia. Rallenta il metabolismo di mille volte. Un’ora sono mille ore. I tuoi occhi stanno vedendo con tempi diversi. Il tuo sangue scorre a un metro l’ora, come nei pini. Il tuo battito è rallentato tanto da essere impercettibile.

Te lo ricordi The Matrix? Ecco, diciamo che hai preso la pillola rossa.

Questo è il mondo che ci sta attorno tutti i giorni, da sempre. Accessibile solo a chi ha il coraggio di varcare la porta del tempo.

Da adesso gli alberi e i boschi ti saranno diversi. Saranno diverse le foglie, i fiori, le radici e …

“… e i piselli ! ”, esclama ridendo Gregorio.

Lucio Montecchio

– Storiella ispirata da Alien Earth di Edmond Hamilton, pubblicata in Thrilling Wonder Stories nel 1949 –

 

 

Un albero è un luogo

Quando dico che un albero non è una specie ma un ambiente che ospita centinaia di specie, i miei studenti mi contrappongono il solito dogma della botanica sistematica: “eh no … se quello è un faggio, è una sola specie, Fagus sylvatica“.

Quello che intendo dire è che i nostri occhi vedono un guscio di corteccia con sopra delle foglie al quale è stato dato un nome, spesso in base alla forma del fiore, ma che lì dentro c’è un sistema implicitamente e necessariamente dinamico quanto una foresta o un oceano.

Ogni singolo albero è il risultato di interminabili conflitti, tregue e collaborazioni fra migliaia di batteri, virus, funghi e insetti che si danno da fare per farne parte. Ad esempio c’è chi è bravo a catturare acqua e nutrienti dal suolo e portarli al sistema linfatico, chi alza le difese dell’albero producendo tossine.

La vita, si sa, è molto più fantasiosa di noi. “Quello di cui i nostri timorosi compagni di viaggio non sembrano rendersi conto, dottore, è che fuori dalla vostra colonia c’è semplicemente una colonia più grande”, J.G. Ballard, Foresta di cristallo, 1966.

Nelle fasi di tregua o di pace, questi condòmini hanno un obiettivo condiviso: mantenere il sistema complessivamente vigoroso e produttivo di ciò che solo la componente vegetale sa fare: zucchero nelle sue varianti glucosio, amido e cellulose varie; energia pura da prendere quando serve.

Meglio vive l’albero, meglio vivono tutti.

Come in ogni comunità, però, c’è anche chi vivacchia nascosto dando in cambio nulla all’albero, ma molto alla comunità d’alberi. Se ci danno fastidio li chiamiamo “parassiti”. Sono pronti a uscire allo scoperto nelle fasi di minor efficienza del sistema. Ad esempio, quando l’albero subisce danni naturali o artificiali (trapianto, potatura, … ) che non poteva prevedere.

Finchè le diverse popolazioni di conviventi si metteranno d’accordo sul da farsi, i parassiti si moltiplicheranno e mangeranno legno, foglie o frutti.

Questo è il momento in cui, guardando all’effetto e non alla causa, crediamo di risolvere il problema bombardando l’intero albero di antiparassitari.

Lucio Montecchio