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Uno spazzino nel bosco

armillaria

Nel mio bosco sono caduti due alberi belli e grossi, sui 60 anni: negli ultimi tempi un fungo sotterraneo si è cibato di buona parte delle loro radici riducendole in una poltiglia fibrosa e facendo perdere stabilità al tutto.

Che i due fungaioli esclamassero “poveri alberi” era prevedibile. Che non sapessero che quel cattivone che mangia i piedi degli alberi è lo stesso che fra qualche giorno produrrà i chiodini – che al ristorante paghiamo come il filetto – anche.

A me questo fungo sta bene: nella sua pigrizia infetta piante già deboli o stressate, troppo lente per reagire.

Sono dinamiche naturali, nelle quali c’è spazio anche per me: alberi in meno da abbattere, nessuna scelta gestionale o etica, nessun rischio quando sei lì sotto con la motosega in mano. Perché, diciamocelo, pur avendolo fatto molte volte non sono del mestiere e, caschetto o non caschetto, ogni volta spero che vada tutto bene.

Bene, lasciamo passare qualche giorno, poi si tratterà di andar giù con giratronchi, motosega, ronca e cinghie. Sramare e depezzare.

Lasceremo a terra foglie e rami sotto ai tre centimetri, di nessuna utilità a noi ma buon cibo per insetti, funghi e batteri che li trasformeranno in humus. Poi legheremo i rami in fasci e taglieremo i fusti in tronchi sui due metri di lunghezza, in modo tale da riuscire a tirarli su in salita per sessanta metri, fino a casa.

Serviranno parecchi giorni, ma per fare questo tipo di fatiche c’è chi va in palestra, mentre qui basteranno buona volontà, un argano manuale e qualche imprecazione ben scandita al momento giusto. La sera, una birra fresca seduti sul prato guardando in giù e pensando “bel lavoro” coronerà la giornata.

La legna basterà a sfamare per qualche mese le due caldaie e, nel frattempo, il grande architetto riorganizzerà al meglio quegli spazi solo apparentemente vuoti.

“Finché dormi, lui cresce”, dice Mario.

Sbucheranno come fosse dal nulla felci e rovo, qualche sorbo o un tremolo, o un nocciolo. Sopra alle ceppaie cresceranno alcune piantine lontano dalla competizione, mentre lo spazzino si cercherà qualche altro albero debole di gambe.

Lucio Montecchio