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Ghianda urbana

Anche lei aveva avuto fortuna: quella di cadere dentro a un cestino fra la pista ciclabile e l’aiòla, protetta da bici e rasaerba.

Da lì, forse avrebbe trovato un passaggio per una discarica a cielo aperto e, chissà, un futuro.

Urtando contro la bottiglia vuota si svegliò di colpo, alzò lo sguardo e poco lontano vide il vecchio Rovere.

Ciao babbo, che fortuna!

Lui guardò in basso, annoiato.

Il solito cane gli stava pisciando sui piedi.

Fortuna un cazzo: erano due anni che provavo a fare centro !

 

“Imagination is crazy, your whole perspective gets hazy.
Starts you asking a daisy “What to do, what to do?” (Chet Baker)

Lucio Montecchio

C’era una volta una ghianda

Aveva avuto la rara fortuna di cadere dentro a un vecchio cespuglio di rovo e di sopravvivere a caprioli e scoiattoli.

Nella sua tana spinosa non faceva né caldo né freddo, né secco né umido, e così si era appisolata per un po’.

Quel giorno, un raggio di sole la risvegliò delicatamente. Alzò lo sguardo e, poco lontano, vide il vecchio Rovere.

Ciao piccola, aspettavo compagnia da quarant’anni. Torna a dormire, dai, che questa non è ancora la Primavera. Ti sveglio io fra un paio di mesi.

Ma ormai sono sveglia …

Stanotte farà freddissimo.

Non ho più sonno!

Senti, ti racconto una favola.

C’era una volta una ghianda. Aveva avuto la rara fortuna di cadere dentro a un vecchio cespuglio di rovo e di sopravvivere a caprioli e scoiattoli …