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La morale è sempre quella …

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Questa storia si svolge sulla costa rocciosa di uno di quei paesini aromatici fatti di vento, di mare e di sole.

Pigiate pure su questo link, chiudete gli occhi e immaginate una cartolina dalla quale, sulla destra, fa capolino uno dei più bei pini domestici che ci siano nel Mediterraneo.

“Sarebbe da passarci le estati, in questo spicchio di paradiso”, sussurra Gioia.

Cesare le cinge la vita, sorride in silenzio e, una volta tornato a casa, trova un accordo col proprietario e con un architetto alla moda, a condizione che quell’immagine col pino non venga turbata.

Dopo poco tempo, molto lavoro e una gran spesa, appare d’incanto il giardino più bello della costa ligure.

Per dare corpo e profondità allo spazio tra la villa e il mare, ora ci sono piccole ondulazioni che ricordano vagamente i terrazzamenti tradizionali, macchie di fiori rosse che si alternano ad altre gialle. E poi ligustri, ginestre, tamerici, cipressi e molti più pini di prima.

La festa a sorpresa i vicini se la ricordano ancora, coi prodotti tipici della costa genovese, la musica fino a tardi e i giochi gonfiabili di Alberto stesi sul prato.

 

Il grande vecchio è sempre là in fondo, a far la guardia al mare. Superbo e orgogliosamente impassibile.

A dir la verità, però, il malessere che gli sale dalle gambe è sempre più insopportabile.

A dir la verità, molti camion fin troppo carichi l’hanno sempre schivato a malapena, pur di finire i lavori in fretta.

A dir la verità, gli elettricisti hanno tagliato un bel po’ di radici, pur di risparmiare sulla lunghezza del cavo che collega i lampioncini.

A dir la verità, l’architetto ha imposto di caricare un bel po’ di terra attorno al tronco, pur di soddisfare geometrie e coni visuali.

A dir la verità, i giardinieri ci hanno buttato sopra quel terreno morto che avevano già sul camion dopo aver scavato lì vicino, pur di far presto.

“Il giardino è perfettamente identico al plastico appoggiato sul tavolo, no? Chi mai scoprirà cosa c’è sotto a questo meraviglioso tappeto d’erba che ricopre e maschera tutto?”

Come chi? Il pino!

E così, tra radici rotte e marcescenti e un coperchio di terra sterile sigillato da uno strato d’erba che impedisce ogni scambio d’aria, il protagonista della cartolina più bella oggi è moribondo.

Asfissiato, affamato e assetato. Invecchiato di 100 anni in pochi mesi.

La morale è sempre quella: anche per dipingere un muro grande, ci vuole un pennello piccolo.

E cuore, molto cuore.

Lucio Montecchio