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Buon 2019 agli amministratori di alberi pubblici

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Caro Amministratore Pubblico,

so bene che fare il Custode degli alberi della sua città in nome e per conto dei Cittadini è più difficile che esserne proprietario. Se fai bene nessuno se ne accorge, ma se sbagli vai sui giornali.

Le scrivo questo messaggio per augurarle un proficuo anno nuovo, nella speranza che le sia possibile trovare il tempo per riflettere su questi spunti, organizzati in un dodecalogo:

  • Rediga un piano di gestione del verde di lungo periodo, discusso e condiviso con la cittadinanza. Gli alberi sono loro. Lei ne è custode solo fino a fine mandato.
  • Pianti tutti gli alberi che può nelle aree dismesse, dove poter gradualmente realizzare dei boschetti composti da specie diverse e di provenienza locale che potranno restare a lungo, nel posto giusto, con uno spazio adeguato, praticamente azzerando la necessità di potatura. I bambini saranno felici di imparare che gli alberi possono farcela da soli e lo ricorderanno a lungo. Per via dei rami secchi che potranno cadere, non si preoccupi: basterà una buona strategia di comunicazione e, su questo, so già che ha bravi collaboratori. Eventualmente posi qualche cartello che indichi il rischio che il cittadino si assume coricandosi all’ombra di un suo albero.
  • Lungo le strade extraurbane, non finga di non ricordare che la legge proibisce di piantare alberi sul ciglio.
  • In centro e lungo le strade comunali non è obbligatorio piantare alberi così grandi. Sono belli, certo, ma lo faccia solo se lo spazio disponibile permetterà all’albero di crescere indisturbato anche fra 50 anni. Non si fidi di chi dice “tanto poi basta una potatina ogni 5 anni”. Saranno soldi risparmiati.
  • Se li faccia vendere da chi li ha coltivati, non da chi li compra una settimana prima: forma e carattere iniziali mostrano la vigoria futura e chi li coltiva lo sa. Servono tante radici, di quelle fini, quelle che mangiano e bevono.
  • Li faccia piantare da chi lo sa fare. Una bella buca, grande e profonda, terriccio fresco e tanta aria: le radici vogliono aria e spazio nel quale muoversi.
  • Ricordi che anche gli alberi hanno sete e che molta dell’acqua che bevono, sposata all’anidride carbonica dell’aria, diventa l’ossigeno che respiriamo. A inizio estate, se serve, inizi con una bella irrigazione di supporto, soprattutto nelle piantagioni giovani.
  • Se proprio bisogna, spero per motivi di reale necessità, incarichi della potatura chi può documentare di saperlo davvero fare, magari in possesso di una certificazione che, con tutti i sui limiti, almeno dimostra che un esame serio l’ha superato.
  • Preveda in anticipo robuste penali per chi si fa pagare per danneggiare gli alberi dei suoi cittadini, però guardi che per vedere i danni deve salire su un cestello, da sotto può solo fidarsi.
  • Diffidi di chi dice che cura gli alberi (da cosa?), o almeno si accerti che abbia competenze reali sulle malattie di quelli della sua città. Io, ad esempio, studio le malattie degli alberi da 30 anni e ne conosco pochissime, come forse il suo veterinario rispetto alle malattie della tartaruga delle Galapagos. Se oltre a parole come Ganoderma e Armillaria il suo tecnico non riesce ad andare, lasci perdere così come lascerebbe perdere un carrozziere che usa solo il bianco e il rosso. Preferisca chi le dice che degli alberi ha cura (cosa ben diversa). Lui forse saprà chiedere ad altri, in caso di necessità.
  • So bene che il rischio che un albero possa cadere e ammazzare qualcuno le fa perdere il sonno. Neanch’io ci dormirei. Però non aspetti che un tecnico le venga a dire “forse quell’albero potrebbe cadere ma io so come fare”. Affidi questi rilievi in anticipo e a chi li sa fare davvero, non a chi poi corre in libreria. Guardi che è un lavoro delicato, eh? Non si aspetti che un professionista bravo si assuma questa responsabilità per 50 euro. Nell’incarico specifichi bene tutti i dettagli: un foglio con dei box da crocettare qui e là non è una perizia, è un foglio.
  • Consideri l’ipotesi di assumere a tempo indeterminato uno dei molti laureati che escono dalle nostre Università. All’inizio ne saprà poco, è inevitabile, ma se gli darà l’opportunità di formarsi adeguatamente e fare esperienza, fra qualche anno molti lavori potrà gestirli da sé. Risparmierà, avrà sul territorio sempre gli stessi occhi per molti anni e, soprattutto, recupererà parecchi di quei sonni persi finora.

Saluti distinti e buona fortuna.

Lucio Montecchio

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