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Antefatto

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Perché “Fra i rami e il cielo è troppo breve”, mi ha scritto una signora gentile.

Il mio ego ringrazia.

Piero stava percorrendo gli ultimi metri polverosi che portavano a casa. Erano passati sei interminabili anni, da quando era partito per l’Albania.

La prima a corrergli incontro abbaiando sguaiatamente e lanciandoglisi sul petto fu Selva, con una barba bianca che una volta non c’era.

E poi sentì l’urlo di gioia provenire dall’orto “Piero! Piero!”.

Emma mollò la zappa e corse verso di lui scalza, facendogli perdere l’equilibrio precario per via di quello zaino pesante.

Rotolarono a terra piangendo, ridendo e piangendo per un tempo lunghissimo.

“Lo sapevo che eri vivo, lo sapevo”. Ma dove sei stato? Perché hai smesso di rispondere”.

“È stata dura, Emma, dura. Poi ti spiego”.

Ma a Emma non interessava già più: il suo uomo era vivo ed era tornato.

“Vieni, Teresa sta giocando sotto al portico”.

Di quella bambina che si era subito precipitata ad avvinghiare una gamba della mamma sapeva solo il nome, ma era lei. Quella che aveva cercato di immaginare per sei lunghi anni, che aveva animato i suoi sogni migliori. Ed era bellissima.

Posò un ginocchio a terra, tirò fuori dallo zaino logoro una piccola bambola di pezza rossa e le disse “Sono papà. Questa bambola te la manda una bambina che si chiama Daphne”.

“È papà. Prendila, è un regalo per te”.

Stettero in silenzio a lungo, seduti sulla panca guardandosi e accarezzandosi il viso l’un l’altra.

Com’era invecchiato quel ragazzo che aveva visto partire quella mattina. Com’era dimagrita la ragazza che aveva lasciato a custodire casa e figli.

Emma entrò in casa e uscì con una caraffa d’acqua fresca e due bicchieri.

“Ma dimmi, dove sono i ragazzi?”

“Clara è a servizio da una famiglia di Padova. Sta bene, torna il sabato per poche ore e poi riparte. Guido ha iniziato a falciare il frumento ieri.

Di Marco non sappiamo niente da novembre. Si era nascosto nel granaio, ma qualcuno ha fatto la spia. Per fortuna l’Adele ci ha fatto avvisare per tempo ed è riuscito a scappare verso i Colli, ma non sappiamo altro.

Sai, qui non va molto bene. I tedeschi si sono fermati in paese a lungo e hanno portato via tutto. Se non ci fosse lo stipendio di Clara sarebbe la fame. Guido fa quel che può, ma non basta mai”.

Anche la casa dimostrava il passaggio della guerra, come tutte quelle che aveva visto lungo il ritorno, un po’ a piedi e un po’ sul cassone di qualche camion americano.

Piero si svegliò di soprassalto. Erano gli artificieri americani che facevano brillare le bombe inesplose. Dall’altezza del sole saranno state le sei.

Fece un giro nella stalla vuota e poi nei campi, quei due campi che non facevano neanche un ettaro.

Guido era là, con un cappello di paglia e un fazzoletto rosso al collo, intento a brandeggiare la falce col giusto ritmo.

E poi arrivò al suo ciliegio, quello sotto al quale si fermava fin da ragazzo a riflettere e a prendere le decisioni più importanti.

Socchiuse gli occhi e rivide ancora una volta lo sguardo vuoto di quel ragazzo che aveva ucciso. Si lasciò carezzare da quel venticello leggero e ritmato.

Con quel passato avrebbe dovuto trovare il modo di far pace.

Lucio Montecchio